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UN IDEALE DI COMUNIONE PER UN POPOLO IN CAMMINO

di Andrea Beato, Parrocchia Maria SS. di Caravaggio, Barra

Come poter parlare del Servo di Dio Agostino Cozzolino, senza averlo mai conosciuto? Alla sua morte avevo solamente tre anni e l’unico ricordo che ho di lui alla mia piccola età, era una sua foto abbastanza grande, con alle spalle la statua lignea della Madonna della Neve, su uno sfondo rosso. Non so se forse era la copertina della rivista Salve Regina, è certamente un ricordo vago, ma so solo che i miei nonni custodivano gelosamente questa foto tra le varie campane con i santi che tenevano in casa. Se ci penso, ancora sento l’odore di quei mobili vecchi e lo scricchiolio delle travi sotto al soffitto, ma tra queste sensazioni ricordo bene quel sorriso stampato sul volto di quello che mia nonna chiamava, con un semplice tono napoletano: padre Agostino. Eh già! Proprio cosi lo chiamava, quando io curioso bambino, chiedevo chi fosse quel santo.

Non lo conoscevo e manco avrei immaginato che santo era veramente considerato e che questa santità l’aveva incarnata facendo suo quel passo del capitolo V della Lumen Gentium: «tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano» (LG39). Quel padre Agostino era si un uomo celeste, ma quei valori li aveva personificati nella sua vita sacerdotale che non l’hanno allontanato dall’essere un vero uomo terreno nel quale scorgere il sorriso di Dio.

Negli ultimi giorni, si è svolto un importante convegno sul Servo di Dio, e vi ho partecipato molto volentieri per approfondire questa figura alla quale i miei nonni erano davvero tanto affezionati. Ho capito che don Agostino non era un semplice parroco a cui la gente era legata; non era solo un uomo devoto e orante che passava le ora a consumare le ginocchia; non era il prete umanista a disposizione di chiunque avesse bisogno; non era un funzionario di archivi, documenti e carte; no! Don Agostino era un uomo di comunione! La comunione reale e sincera che viveva con Dio, don Agostino la viveva con il popolo di Dio, con il clero, con i poveri, con i giovani, con i seminaristi, con le famiglie, con gli anziani, con i lontani dalla Chiesa. Non ho sentito mai una testimonianza sul Servo di Dio in cui fosse assente il termine comunione. E questo lo hanno particolarmente marcato i quattro arcivescovi e vescovi che son stati invitati come relatori al convegno. Questi, avevano avuto modo di conoscerlo nella loro vita, e ne hanno mostrato diversi aspetti, hanno dato una personale testimonianza della santità di quest’uomo e quanto vale, accanto a quella del popolo, la testimonianza dei pastori della Chiesa!

Mons. Di Donna, vescovo di Acerra, ha definito don Agostino un sacerdote dalla capa tosta che ha mostrato a tutti la strada della santità, facendo proprie le parole della Lumen Gentium, come traspare nel suo testamento: “Confido pienamente in Lui”. L’opera pastorale di don Agostino -continua mons. Di Donna- lo ha mostrato come una nuova immagine di parroco, fondata sulla collaborazione e sulla responsabilità, che mai si piegava a compromessi e pur dicendo tanti “no” ha saputo avvicinare con mitezza e dolcezza la gente alla fede e ai sacramenti. Sapeva discernere i segni dei tempi e seppe rinnovare la Parrocchia di Ponticelli, non con il motto poco ma buoni, bensì attraverso il ministero e l’esercizio ordinario del proprio ufficio, facendo della Parrocchia il Tempio della comunione, la Casa di tutti: la sua era una santità di popolo. “Un sacerdote veramente santo” ha esordito Mons. Di Donna.

L’Arcivescovo di Pompei, invece, Mons. Caputo lo menziona come un modello di prete che non passava indifferente agli occhi dei giovani preti e ricorda quel 2 novembre 1988 con rammarico esclamando: “Perdemmo un sacerdote vero e autentico quel giorno”. Don Agostino era presente sempre e ovunque, si spostava da un luogo all’altro con i mezzi pubblici, eppure tutti ricordano di trovarlo dappertutto, era bello parlare con lui e chiunque entrava in contatto con il Servo di Dio voleva emularlo nello stile e nella coerenza. Non passava di certo inosservato!

Mons. Caputo si è soffermato particolarmente sulla devozione mariana di don Agostino, dicendo che il Servo di Dio ha vissuto tutto il suo sacerdozio sotto il manto di Maria; recitava il rosario quotidianamente e tantissime erano le sue meditazioni su Maria. Fin da seminarista chiamava Maria Mamma e la pregava: “conducimi a Gesù!”, era sicuro che se Maria fosse stata con lui, il Demonio non avrebbe potuto togliergli la gioia. Appassionatissimo promotore della devozione alla Madonna della Neve, seppe avvicinare anche tanti uomini alla Chiesa attraverso la pratica del 5 del mese e la Peregrinatio della Madonna nelle case dei ponticellesi. Una volta, nel parlare a duecento seminaristi del seminario minore in occasione della fine del mese di maggio disse: “Ho ricevuto tanto bene spirituale nel predicare sulla Madonna. Tutto ricevo dalle sue mani e chiedo a Gesù di conservarmi nella devozione alla sua Madre”; Mons. Caputo dice che conservare è il verbo che compare più volte nelle sue preghiere e riflessioni mariane, ma questa devozione non era solo spirituale, bensì trovava il suo ideale nella bontà che era caratteristica in don Agostino.

Mons. Ciro Miniero, arcivescovo coadiutore di Taranto presenterà in particolare l’opera pastorale del Servo di Dio del quale sostiene fortemente la santità. “Era un operaio del Vangelo senza orologio” dice Mons. Miniero; di spirito austero sapeva giocare e sorridere con i giovani che egli amava particolarmente, al punto da non sembrare don Agostino. Credeva fortemente che se i preti si mettessero insieme potevano diventare una potenza; e di questo spirito di unità si è fatto promotore ed apostolo ovunque è andato; il suo obiettivo pastorale era fare della parrocchia una famiglia e ci è riuscito perché la sua testimonianza era vissuta e non solo proclamata.

“Cercavo il Dio della gloria e mi si è presentato il Dio della croce” con queste parole di don Agostino, Mons. Miniero racconterà la preoccupazione che visse don Agostino nel trasferimento dalla piccola parrocchia dei Camaldoli, alla realtà di Ponticelli, famosa per essere un quartiere rosso (comunista). Visse certamente anni non facili, vissuti da tensioni e forti contrasti eppure al suo funerale non mancava proprio nessuno, il Servo di Dio infatti, senza riserve per tutti aveva consumato i suoi scarponi. Tenero con tutti, aveva la capacità di far sentire tutti amati perché traspariva sempre quel folle amore che aveva per la Chiesa, per il suo popolo e per i suoi pastori.

Mons. D. Battaglia, arcivescovo di Napoli, non lo ha personalmente conosciuto ma traccia un profilo molto interessante del Servo di Dio: “Si è speso tutto per Dio senza chiedere nulla in cambio”. Don Agostino ha saputo vivere in maniera straordinaria il suo essere parroco, la sua pastorale è stata frutto di un’attenta analisi del territorio, nata nel Sacrificio Eucaristico che egli non ha mai tralasciato. “Prete fino al midollo” lo definisce Mons. Battaglia, la sua spiritualità ministeriale partiva dalla consacrazione sacerdotale al Sacro Cuore che don Agostino aveva professato e che lo portava ad amare ciascuno così come ama Gesù, spendendosi per i fratelli e specialmente quelli in difficoltà. Questa sua forte umanità nasceva dalle tante mortificazioni e penitenze che egli viveva.

Il carisma del suo sacerdozio ha i poveri al centro che egli, attraverso il suo aiuto vuole liberare da ogni forma di schiavitù. “Un uomo aperto a tutti” afferma Mons. Battaglia, che ha saputo far crescere la comunità senza separare lo spirito dalla carne, formando il popolo allo spirito del Concilio. Chi lo guarda non può che pensare a quanto davvero sia bello essere prete!

Il convegno e lo strenuo lavoro della Postulazione mi ha aiutato veramente a capire perché per i miei nonni era davvero importante padre Agostino. Ora ho capito perché don Agostino non è mai uscito dal cuore di chi lo ha incontrato! Ora ho capito che egli è veramente un santo e allora non mi ero sbagliato quando da bambino lo annoveravo tra i santi, custoditi sul segreter dei miei nonni.

Non ho incontrato il Servo di Dio, ma l’ho conosciuto dalle testimonianze di chi lo ha vissuto e questo mi basta. Oggi vorrei tanto ritrovare quella foto dei miei nonni, ma in mancanza di questa mi accontento del ricordo del suo sorriso che certamente non andrà più via dai miei pensieri.