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Postulazione

Approvata il 3 gennaio scorso, è stata consegnata in stampa al Dicastero delle Cause dei Santi il successivo 14 marzo la Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis del Servo di Dio Agostino Cozzolino, sacerdote diocesano di Napoli. «È una tappa importante nell’economia di una causa di beatificazione e canonizzazione – afferma il postulatore, mons. Pasquale Di Luca – un primo “traguardo” di un lungo processo che ci si augura possa andare a buon fine. C’è ancora lavoro da fare per giungere al riconoscimento delle virtù eroiche del Servo di Dio, nell’attesa fiduciosa di un “segno” che il buon Dio vorrà donarci quando e come a lui piacerà. Perciò bisogna continuare a pregare tanto e con fede, perché anche Ponticelli, come Torre del Greco, possa vedere un giorno il suo parroco elevato agli onori degli altari».

Agostino Cozzolino, nato a Resina (oggi Ercolano) il 16 ottobre 1928, ordinato il 27 luglio 1952, fu parroco di S. Maria della Neve a Ponticelli dal 1960 fino alla morte, avvenuta il 2 novembre 1988. Pastore zelante, lavoratore instancabile, diede vita a un percorso di rinnovamento pastorale della comunità lasciandosi ispirare da due principi: lo spirito di evangelizzazione, promosso dal Concilio Vaticano II, circa la partecipazione dei laici alla vita della chiesa, e l’attenzione ai poveri, la cui cura e vicinanza egli manifestava nelle visite frequenti e nell’assistenza anche materiale a non poche famiglie del quartiere. In questo speciale apostolato, i suoi primi collaboratori furono i giovani, che seppe portare numerosi a Gesù, coinvolgendoli nelle attività parrocchiali e seguendoli personalmente nella loro formazione spirituale.

Poi, nel 1987, la scoperta di un tumore al pancreas che lo portò via in breve tempo. La comunità si strinse intorno al suo pastore, prendendosi cura di lui giorno e notte nell’angusta casa canonica dove Don Agostino era vissuto nella sobrietà e nella povertà evangelica.

Accettò il suo calvario nel totale abbandono della volontà di Dio e senza risparmiarsi, soprattutto in occasione dei solenni festeggiamenti del bicentenario della proclamazione della Madonna della Neve a protettrice di Ponticelli, coronamento del suo ministero. A poco meno di un mese dalla morte nel testamento spirituale scriveva così: «Mi sono sentito legato alla comunità parrocchiale nella quale ho speso la maggior parte del mio ministero. Ho dato e ricevuto tanto, ho amato alla mia maniera e sono stato ricambiato al centuplo. Le premure usatami nella mia malattia ne sono la prova. Arrivederci alla comunione definitiva con il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, stretti alla Mamma Celeste, la Madonna della Neve».

Elementi strutturali della Positio – che presenta in modo articolato e approfondito l’apparato probatorio documentale e testificale riguardante la vita virtuosa del Servo di Dio – sono: una presentazione da parte del relatore del Dicastero delle Cause dei Santi; l’Informatio super virtutibus, ossia la parte teologica nella quale viene dimostrato l’esercizio delle virtù da parte del Servo di Dio; i Summarium con le prove testificali e quelle documentali; la Biographia ex documentis e, infine, la sezione iconografica.

Don Agostino Cozzolino impostò la sua vita su una convinta imitazione del Cristo. L’esercizio delle virtù cardinali, teologali e dei consigli evangelici consistette per lui anzitutto nell’impegno a mantenere per tutta la vita un comportamento coerentemente cristiano. Come sacerdote, predicò e testimoniò la fede con l’esempio e con una intensa vita di preghiera, alimentata dalla devozione al Sacro Cuore di Gesù - la quale era alla base dell’Istituto Secolare Sacerdotale al quale scelse di appartenere – e alla Vergine Maria. «Quando pregava - riferisce il postulatore - anche il suo corpo esprimeva la sua interiorità: quasi sempre in ginocchio, mani giunte e dita intrecciate, occhi ermeticamente chiusi, un atteggiamento del volto fortemente e gioiosamente sofferto, una preghiera assorta che lo isolava spiritualmente da tutto e da tutti».

La preghiera, vissuta nell’intimità della presenza di Gesù nell’Eucaristia, diventò sempre più desiderata durante la malattia. Ebbe fiducia in Dio, praticò la speranza nella convinzione che, vissuta qui in terra, essa è garanzia ineffabile della vita eterna. Così scriveva il Servo di Dio: «Caducità e vacuità sono le note della vita terrena. Solo il pensiero dell’aldilà, della vita futura, del premio eterno può dare un colore al vivere di quaggiù, può far gustare nel suo vero senso la vita. Nella gioia e nel dolore, nelle cose benevoli e avverse, il pensiero della vita eterna è la guida saggia che impedisce lo smarrimento o l’esaltazione».

La sua carità, prima di tutto rivolta a Dio, fu vissuta concretamente verso tutti i fratelli, in particolare i poveri e i malati. Per l’amabilità composta del tratto, la semplicità di espressione e la sensibilità verso le difficoltà altrui, attirava l’attenzione e l’ammirazione di tanti, gente semplice e intellettuali, sacerdoti e laici, finanche da chi si riteneva estraneo al contesto ecclesiale, cercando di alleviare le pene e aiutare chiunque avesse bisogno.

Don Agostino, sacerdote equilibrato e saggio, riflessivo e profondo per natura, visse una vita spartana, austera, lontana dagli agi e dalle comodità del mondo e completamente assorbita dal servizio a Dio e al prossimo. Non venne mai meno ai suoi doveri di pietà, sempre pronto alla comprensione e al perdono, dando prova di eccezionale forza di sopportazione del dolore nella fase finale della sua vita, edificando tutti coloro che ebbero contatti con lui. Stimato per le sue molteplici qualità, per le singolari virtù che costituivano l’ossatura di una figura sacerdotale non comune, dall’opinione pubblica era ed è tuttora ritenuto un uomo di santa vita, un vero uomo di Dio. Ne è prova anche il fatto che la sua tomba nel cimitero di Ponticelli è sempre piena di fiori e continuamente visitata dai fedeli, non solo del quartiere.

Ci piace immaginare, nella luce della sua straordinaria testimonianza umana e sacerdotale, don Agostino con il capo reclinato sul petto della Madonna, ripetendole: «Maria, tu sei la mia cara Mamma – scriveva già da seminarista - ti sento vicina e mi sento guardato da Te con occhio d’amore; io desidero poggiare il capo sul tuo Cuore».